ottobre
4
2013

S. Francesco d’Assisi

 

Francesco nacque nel 1182 da Pietro Bernardone dei Moriconi e dalla nobile Pica Bourlemont, in una famiglia della borghesia emergente della città di Assisi, che, grazie all’attività di commercio in Provenza (Francia), aveva raggiunto ricchezza e benessere. Sua madre lo fece battezzare con il nome di Giovanni (dal nome dell’apostolo Giovanni) nella chiesa costruita in onore del patrono della cittàTuttavia il padre decise di cambiargli il nome in Francesco, insolito per quel tempo, in onore della Francia che aveva fatto la sua fortuna.

La sua casa, situata al centro della città, era provvista di un fondaco utilizzato come negozio e magazzino per lo stoccaggio e l’esposizione di quelle stoffe, Pietro vendeva la sua pregiata merce in tutto il territorio del Ducato di Spoleto che comprendeva, all’epoca, anche la città di Assisi.

Le varie agiografie del santo non parlano molto a proposito della sua infanzia e della sua giovinezza: è comunque ragionevole ritenere che egli fosse stato indirizzato dal padre a prendere il suo posto negli affari della famiglia. Dopo la scuola presso i canonici della cattedrale, 14 anni Francesco si dedicò a pieno titolo all’attività del commercio. Egli trascorreva la sua giovinezza tra le liete brigate degli aristocratici assisani e la cura degli affari paterni.
Si ha memoria di una guerra che nel 1154 contrappose Assisi a Perugia, Anche Francesco, come gli altri giovani, partecipò al conflitto; venne catturato e rinchiuso in carcere. L’esperienza della guerra e della prigionia lo sconvolsero a tal punto da indurlo ad un totale ripensamento della sua vita: da lì iniziò un cammino di conversione, che col tempo lo portò «a vivere nella gioia di poter custodire Gesù Cristo nell’intimità del cuore» La guerra terminò nel 1203 e Francesco, gravemente malato, dopo un anno di prigionia ottenne la libertà dietro il pagamento di un riscatto, a cui provvide il padre. Tornato a casa, recuperò gradatamente la salute trascorrendo molte ore tra i possedimenti del padre. Secondo Tommaso da Celano furono questi luoghi appartati che contribuirono a risvegliare in lui un assoluto e totale amore per la natura, che vedeva come opera mirabile di Dio.
Un giorno a Roma, dove venne mandato dal padre a vendere una partita di merce, non solo distribuì il denaro ricavato ai poveri, ma scambiò le sue vesti con un mendicante e si mise a chiedere l’elemosina davanti alla porta di San Pietro.

Anche il suo atteggiamento nei confronti delle altre persone mutò radicalmente: un giorno incontrò un lebbroso e, oltre a dargli l’elemosina, lo abbracciò e lo baciò. Come racconterà lo stesso Francesco, prima di quel giorno non poteva sopportare nemmeno la vista di un lebbroso: dopo questo episodio, scrisse che

« ciò che mi sembrava amaro, mi fu cambiato in dolcezza d’anima e di corpo »
(dal Testamento di san Francesco, 1226)

Ma è nel 1205 che avvenne l’episodio più importante della sua conversione: mentre pregava nella chiesa di San Damiano, raccontò di aver sentito parlare il Crocifisso, che per tre volte gli disse: «Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina».

Dopo quell’episodio, le “stranezze” del giovane si fecero ancora più frequenti: Francesco fece incetta di stoffe nel negozio del padre e andò a Foligno a venderle, vendette anche il cavallo, tornò a casa a piedi e offrì il denaro ricavato al sacerdote di San Damiano perché riparasse quella chiesina. Pietro di Bernardone diventò furente; molti ad Assisi furono solidali con quel padre che vedeva tradite le proprie aspettative: Francesco nella sua eccessiva generosità poteva essere interpretato come uno che dava sintomi di squilibrio mentale e così sicuramente lo intese il padre.
Il padre cercò, all’inizio, di allontanare Francesco per nasconderlo alla gente. Poi, vista la sua incapacità di fronte all’irriducibile “testardaggine” del figlio, decise di denunciarlo ai consoli per vietarlo e privarlo, non tanto per il danno poco costoso subito, quanto piuttosto con la segreta speranza che, sotto la pressione della punizione della condanna dalla città, il ragazzo cambiasse atteggiamento.

Il giovane, però, si appellò ad un’altra autorità: fece ricorso al vescovo. Il processo si svolse così nel mese di gennaio (o febbraio) del 1206, nel palazzo del vescovo; «tutta Assisi» fu presente al giudizio.

Francesco, non appena il padre finì di parlare,

« non sopportò indugi o esitazioni, non aspettò né fece parole; ma immediatamente, depose tutti i vestiti e li restituì al padre [...] e si denudò totalmente davanti a tutti dicendo al padre: “Finora ho chiamato te, mio padre sulla terra; d’ora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre nostro che sei nei cieli, perché in lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza”. »
Francesco diede così inizio ad un nuovo percorso di vita. Il vescovo Guido lo coprì pudicamente agli sguardi della folla (pur non comprendendo a pieno quel gesto plateale). Con quest’atto di manifesta protezione si volle leggere l’accoglienza di Francesco nella Chiesa. Arrivata l’estate e placatosi lo scandalo sollevato dalla rinuncia dei beni paterni, Francesco ritornò ad Assisi. Per un certo periodo se ne stette solo, impegnato a riparare alcune chiese in rovina, come quella di San Pietro (al tempo, fuori le mura), la Porziuncola a Santa Maria degli Angeli e San Damiano.

I primi anni della conversione furono caratterizzati dalla preghiera, dal servizio ai lebbrosi, dal lavoro manuale e dall’elemosina. Francesco scelse di vivere nella povertà volontaria, ispirandosi all’esempio di Cristo, lanciando un messaggio opposto alla società duecentesca dalla facili ricchezze.
Il 24 febbraio 1208, dopo aver ascoltato il passo del Vangelo secondo Matteo, Francesco sentì fermamente di dover portare la Parola di Dio per le strade del mondo. Iniziò così la sua predicazione, dapprima nei dintorni di Assisi. Ben presto altre persone si aggregarono a lui e, con le prime adesioni, si formò il primo nucleo della comunità di frati. Il primo di essi fu Bernardo di Quintavalle, suo amico d’infanzia. Nel 1219, si recò ad Ancona per imbarcarsi per l’Egitto e la Palestina: in occasione della quinta crociata voleva portare un messaggio cristiano di pace incontrandosi anche con i musulmani. Durante questo viaggio ottenne dal legato pontificio di poter incontrare lo stesso sultano ayyubide al-Malik al-Kāmil, nipote di Saladino, per potergli proclamare la Buona Novella e metter fine alle guerra fra cristiani e musulmani. Egli non riuscì tuttavia nel suo intento, ma suscitò profonda ammirazione nel sultano che lo vide come un sant’uomo e lo trattò con rispetto: dopo aver offerto invano a Francesco numerose ricchezze, lo lasciò tornare incolume all’accampamento dei crociati. mentre ritornava dall’Egitto durante la notte di Natale del 1223, a Greccio (sulla strada che da Stroncone prosegue verso il reatino), Francesco rievocò la nascita di Gesù, facendo una rappresentazione vivente di quell’evento. Secondo le agiografie, durante la Messa, sarebbe apparso nella culla un bambino in carne ed ossa, che Francesco prese in braccio. Da questo episodio ebbe origine la tradizione del presepe. il 17 settembre 1224, due anni prima della morte, mentre si trovava a pregare sul monte della Verna (luogo su cui in futuro sorgerà l’omonimo santuario), Francesco avrebbe avuto una visione, al termine della quale gli sarebbero comparse le stigmate: «sulle mani e sui piedi presenta delle ferite e delle escrescenze carnose, che ricordano dei chiodi e dai quali sanguina spesso». Tali agiografie raccontano inoltre che sul fianco destro aveva una ferita, come quella di un colpo di lancia. Fino alla sua morte, comunque, Francesco cercò sempre di tenere nascoste queste sue ferite. Negli anni seguenti Francesco fu sempre più segnato da molte malattie (soffriva infatti di disturbi al fegato ed alla vista). Varie volte gli furono tentati degli interventi medici per lenirgli le sofferenze, ma inutilmente. Nel giugno 1226, mentre si trovava alle Celle di Cortona, dopo una notte molto tormentata dettò il “Testamento”, che vorrebbe fosse sempre legato alla “Regola”, in cui esortava l’ordine a non allontanarsi dallo spirito originario.

Nel 1226 si trovava a Bogogno, presso Nocera Umbra, egli però chiese ed ottenne di poter tornare a morire nel suo “luogo santo” preferito: la Porziuncola. Qui la morte lo colse la sera del 3 ottobre.

Il suo corpo, dopo aver attraversato Assisi ed essere stato portato perfino in San Damiano, per essere mostrato un’ultima volta a Chiara ed alle sue consorelle, venne sepolto nella chiesa di San Giorgio. Da qui la sua salma venne trasferita nell’attuale basilica nel 1230 (quattro anni dopo la sua morte, due anni dopo la canonizzazione).

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settembre
20
2013

Ancora un altro successo per il cantautore Peppe Columbro

FILANDARI – La strada era ed è in salita, ma è li che il rocciatore esalta se stesso, con arrampicate solitarie e decise e con gli occhirivolti alla vetta.

Il percorso artistico di Peppe Columbro, il giovane cantautore nativo di Mesiano ma residente a Messina, è spesso irto di difficoltà e di insidie, ma tuttavia, grazie alla determinazione e alla caparbietà di questo singolare artista, prosegue nei progetti già tracciati e in quelli che nascono in maniera quasi estemporanea. L’estate che volge al termine, infatti, rappresenta per l’autore di “Lo chiamavano Peter Pan” un periodo di successi, esibizioni che lo hanno visto protagonista assoluto in varie manifestazioni musicali di alto livello in campo nazionale. Dopo il primo posto al festival internazionale per giovani talenti svoltosi a Contursi Terme, nel carnet artistico di Columbro si inserisce a pieno titolo un altro primo posto per il migliore arrangiamento al concorso musicale di Ischia, tenutosi nei primi giorni di questo mese.

«E’ sta un’altra bella esperienza – ha commentato al ritorno il cantautore -La mia “Lo chiamavano Peter pan” ha convinto la qualificata giuria che ne ha premiato l’arranggamento, un riconoscimento che va non solo a me, ma all’intera band che mi segue nei miei concerti››. Accanto a queste due importanti tappe del suo ancor giovane percorso artistico, Columbro può a ragione annoverare i tanti apprezzamenti e i convinti consensi raccolti nelle varie piazze calabresi in cui si è esibito, ad incominciare dalla sua Mesiano e da ultimo Capo Vaticano. Il suo nome e già nell’agenda di vari agenti di spettacolo e di critici musicali, le sue canzoni sono trasmesse in diverse radio, la sua voce incomincia a diventare popolare. Ma il mondo dello spettacolo – e questo lui lo sa bene – è molto difficile, pieno di insidie e di imprevisti, di sgomítate per arrivare prima degli altri e di gente che dietro lauti compensi ti promette il cielo. lui in mezzo a questo mondo si sente un estraneo,continua a sognare e a scrivere testi a modo suo, con parole fuori da ogni schema e che sanno comunicare le emozioni che egli stesso prova nel comporli.
Guarda il mondo attorno a se, pensa, scrive e canta, con la sua immancabile chitarra e con gli amici che da alcuni anni compongono la sua band, seri e bravissimi professionisti della musica. Tra i prossimi appuntamenti c’è un concerto a Bra, in Piemonte, e poi, a fine ottobre, il prestigioso premio Mia Martini, a cui ha avuto la strada spianata dall’affermazione di Contursi. Intanto, dopo la piacevole parentesi estiva, Peppe è tornato a Messina, con a testa divisa tra la sua musa-musica e gli studi di Biologia, un esame dalla laurea, per la gioia dei genitori e del fratello Luca, per altro i suoi primi fans.
La sua mente, intanto, continua a rincorrere un sogno, inseguito testardamente da due anni, quello del festival di Sanremo, dove stava per arrivarci nel 2012 attraverso i voti espressi sull’apposito social della manifestazione ligure. Nel febbraio di quest’anno ci è andato, non sul palco dell’Ariston, ma in uno spazio messo a disposizione dagli organizzatori per le giovani promesse della musica. .E” stata comunque una bella vetrina, dove Columbro ha avuto modo di fare sentire i suoi brani e dove ha potuto entrare in contatto con ‘importanti esperti del settore, che ne hanno apprezzato la vena poetica e originalità musicale. Per il Sanremo 2013 mancano ancora cinque mesi, ma lui ci sta pensando. Una eventuale affermazione al Mia Martini potrebbe spianargli un po la strada, di cui comunque conosce le difficoltà e gli imprevisti.
Ma Peppe Columbro non demorde. la scalata è appena iniziata, la montagna è alta e i pendii per nulla agevoli. Lui si arrampica aiutandosi con le corde della sua chitarra e con i ramponi di una forza di volontà che rompe anche il ghiaccio più duro. La vetta è ancora lontana, ma dietro le nuvole che la circondano c”è la certezza di un sole che prima o poi dovrà affacciarsi.

di FRANCO PAGNOTTA
tratto da

settembre
6
2013

Don Rocco «Sarò il parroco di tutti»

Dal presule il grazie a don Pagnotta e l’invito ai fedeli a superare le piccole divisioni

«Sarò il parroco di tutti»

Don Rocco Arena si insediato a Pernocari alla presenza del vescovo Renzo
ROMBIOLO – La parrocchia “Maria Santissima Immacolata” di Pernocari ha il nuovo parroco. Si chiama don Rocco Arena, 46 anni, nativo di Scaliti di Filandari e proveniente da Francica.
Dopo quasi diciassette anni di ininterrotto servizio pastorale, dunque, il vescovo Luigi Renzo ha deciso di trasferire don Antonio Pagnotta (assente alla; cerimonia) nella vicina Moladi (lasciata libera da don Giuseppe, Lopresti, che tra pochi giorni andrà a Ricadi, lasciandogli anche la parrocchia di Garavati che già guidava.
La cerimonia di possesso canonico è avvenuta l”altra sera nella chiesa parrocchiale con una solenne celebrazione eucaristica presieduta dallo stesso monsignor Renzo e concelebrata,oltre che da don Arena, dal parroco di Rombiolo don Raffaele Arena, don Saverio Callísti, don Pietro Pontoriero e don Graziano Maccarone, segretario del vescovo.
Tra i banchi molti fedeli, con in testa il sindaco Giuseppe Navarra affiancato dal comandante della polizia municipale Nicola Marturano e i rappresentanti della confraternita del Rosario. I momenti dell’ufficialità sono stati scanditi dalla bolla di nomina letta da don Maccarone e dal giuramento del neo parroco,a cui è seguita la firma dei testimoni (don Raffaele Arena e don Saverio Callisti). La celebrazione e proseguita, quindi, con la normale eucaristica e della parola , che nell’omelia del vescovo ha avuto uno dei momenti più significativi.
Il presule, dopo avere porto i saluti alla comunita e al sindaco Navarra (“E’ importante che i responsabili della vita civile e religiosa camminino insieme”), ha rivolto parole di ringraziamento al nuovo parroco e al suo predecessore “che ha detto – dopo tanti anni di apostolato a accettato con docile obbedienza il trasferimento in un’altra comunità. Cosa non facile-ha aggiunto – ma nella chiesa non esistono più i preti inamovibili, i sacerdoti, come Gesù e gli apostoli, non sono fatti per fermarsi ma per camminare”. Prendendo poi spunto dalla pagina evangelica (la guarigione della suocera di Pietro), il presule ha invitato i gruppi pastorali e gli stretti collaboratori a farsi tramite tra la comunità e la nuova guida pastorale per creare momenti di condivisione e di unità, invitando tutti a ritrovare quella compattezza necessaria per intraprendere un cammino di fede che veda tutti positivi protagonisti.
››Ciascuno di voi, assieme al nuovo parroco – ha invitato monsignor Renzo – ha il compito di contribuire all’unità e all’armonia dell’intera comunità, senza tagliarvi le gambe l’uno con l’altro, senza lettere anonime, che è da vigliacchi, ma con il dialogo, con la sincerità del cuore››; Parole, queste, sottolineate da uno scrosciante applauso, interpretato dal vescovo come una generale volontà di incominciare a lavorare seriamente per superare quelle piccole divisioni che non fanno bene a nessuno e che frenano il percorso di fede di crescita sociale.
Un’omelia che è stata accolta dai presenti come uno sprone a guardare al presente e a pensare ad un futuro nuovo, fatto di comprensione reciproca, di concreta solidarietà, di sincerità, valori indispensabili per offrire alle nuove generazioni un ambiente sociale positivo e favorevole alla loro crescita. Al termine della santa messa ha preso la parola Sebastiano Navarra, priore della Confraternita, il quale ha rivolto un affettuoso saluto al nuovo parroco e ringraziato don Pagnotta per lavoro svolto in tanti anni di ministero in questa comunità., non tralasciando di ricordare i sacerdoti che si sono succeduti negli ultimi cento anni nella parrocchia (tra questi, don Cristoforo Mazza e don Salvatore Sangeniti).
«Don Rocco – ha aggiunto rivolgendosi la nuovo parroco – sia il benvenuto tra noi. L’accogliamo con gioia e con la certezza che ella sarà sempre vicino a noi, specialmente ai deboli, agli ammalati, ai bambini». E’ toccato al nuovo parroco, quindi, porgere i saluti alla sua nuova comunità. E lo ha fatto con semplicità, senza giri di parole, con quella concretezza ed essenzialità che gli appartiene, indirizzando innanzitutto parole di sincera stima nei riguardi di don Antonio Pagnotta, che ha detto di invitare a concelebrare la messa solenne di domenica prossima. “Sarò il parroco di tutti – ha poi aggiunto don Rocco – vicino a ciascuno di voi. Potrete contare sulla mia presenza e sul mio impegno a camminare assieme a voi, con l’unico obiettivo di vivere i valori della fede e dell’unità. Una strada non impossibile se ciascuno di voi farà la sua parte, collaborando con sincerità ed entusiasmo, mettendo da parte ciò che divide e cercando ciò che unisce” Il nuovo corso è iniziato. All’insegna della comune volontà di rimboccarsi le maniche per ritrovare quell’unità che negli ultimi tempi era sembrata vacillare.
di FRANCO PAGNOTTA

tratto da

settembre
1
2013

Don Pagnotta lascia Pernocari

Rombiolo- Diciotto anni fa raccolse il testimone da don Sangeniti.
«Se ho sbagliato chiedo perdono»

Don Pagnotta lascia Pernocari

Trasferito dal vescovo a Moladí, al suo posto chiamato don Rocco Arena

Una notizia che era nell’aria da qualche tempo e che il diretto interessato ha ufficializzato solo l’altra mattina nel corso della messa.
Don Antonio Pagnotta ha lasciato la parrocchia di Pernocari, o sarebbe meglio dire, si è adeguato alla decisione del vescovo della diocesi di Mileto-Tropea-Nicotera. Ha risposto “obbedisco” ad una disposizione di monsignor Luigi Renzo che lo ha trasferito alla parrocchia di Moladi (lasciata libera da don Giuseppe LoPresti), che va ad aggiungersi a
quella di Garavati (già retta da don Antonio).
Un normale avvicendamento tra parroci?
Sicuramente. Eppure in paese c’è chi alimenta il sospetto che vuole il giovane sacerdote vittima del clima di veleni, sfiducia e discordia che pare abbia segnato negli ultimi tempi la comunità parrocchiale pernocarese.
Illazioni? Può darsi. Sta di fatto, però, che dopo 18 anni di ministero Pernocari “ha perso” lo storico pastore che raccolto il testimone dall`indimenticato don Salvatore Sangeniti, il cui vivido ricordo è
impresso nel cuore di tutti (credenti e agnostici). Un giovane religioso
Don Antonio Pagnotta, dai tratti bonari e dal carattere mite che ha sempre esercitato il proprio alto magistero con dedizione, confrontandosi giornalmente con i propri parrocchiani e a stretto contatto coni giovani. E probabilmente questo suo essere pacato nei toni e conciliante nelle discussioni, interpretati come eccessiva debolezza, gli ha alienato le simpatie di una minoranza di fedeli che evidentemente non l’ha capito a sufficienza e per come meritava.
Per carità, non si vogliono negare i suoi errori, che ci sono
stati, ma “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Diffusa si la “novita”, nel piazzale antistante la chiesa di Rombiolo, il cronista è stato avvicinato da una fedele pernocarese. Questa si è lasciata andare ad uno sfogo appassionato;«La maggioranza di Pernocari ha voluto bene e vuole bene a don Antonio la cui unica colpa è quella di essere un buono e di aver condotto più che comandato il gregge. Dispiace poi che il suo allontanamento stia avvenendo nel’indifferenza
generale, come se 18 anni si potessero cancellare con un
colpodispugna».
Parole pungenti verosimilmente dettate dall”emozione del momento. A scanso di equivoci lo ribadiamo: quelle esposte sono congetture tutte
da dimostrare. Alla fine la decisione del vescovo sarà stata scevra da considerazioni di altra natura se non quella organizzativa. Tuttavia, come ebbe a dire Giulio Andreotti in una delle sue urticanti massime, “a pensar male si fa peccato ma talvolta si indovina”.
Don Antonio Pagnotta, dal canto suo, ha smentito ogni ipotesi “complottista” limitandosi a «ringraziare i pernocaresi perché per quasi
venti anni mi hanno permesso di fare parte della loro comunità. Sono stati anni che mi hanno arricchito umanamente e spiritualmente. Serberò sempre affetto e stima per tutti i parrocchiani di Pernocari ai quali domando perdono se involontariamente ho mancato. Ringrazio anche il vescovo alla cui saggezza e guida mi rimetto completamente». A rimpiazzare don Antonio Pagnotta è stato inviato don Rocco Arena il cui insediamento ufficiale è previsto per la prossima settimana.

di NICOLA COSTANZO
tratto da


agosto
10
2013

Programma festa in onore di S. Sebastiano Martire

agosto
8
2013

Il Telaio 2013

agosto
2
2013

Peppe Columbro in Concerto

Anche noi di www.pernocari.org

saremo presenti all’evento…


Peppe Columbro Nasce a Vibo Valentia il 24/09/1986, trascorre la sua infanzia a Mesianopiccolo paesino della provincia vibonese, fin da piccolo mostra le sue doti musicali imitando con una tastierina i motivetti delle pubblicità in televisione. All’età di otto anni inizia a studiare la sua passione in una scuola privata, dove acquisirà le prime nozioni sul solfeggio e sulle dinamiche della tastiera, proseguirà gli studi per tre anni , quando inizierà la sua carriera da pianista al conservatorio F. Torrefranca di Vibo Valentia, seguito dalla Prof. Angela Liviera Zugiani .
All’età di 17 anni inizia a sentire l’esigenza di una musica più libera, infatti innamorato fin da piccolo dei grandi cantautori tra cui F. De Andrè, che considera il suo maestro di pensiero, oltre che uno dei più grandi artisti della nostra epoca, decide di abbandonare gli studi classici e comincia a scrivere canzoni.Nel 2005 si trasferisce a Messina, dove frequenta la facoltà di Biologia, qualche anno più tardi lavorerà nella stessa Università come ricercatore. Questo è un momento molto importante per la sua maturazione artistica , infatti ha l’occasione di conoscere molti musicisti e pensatori locali che arricchiranno di molto il suo bagaglio musicale e culturale, infatti inizia a collaborare con diversi artisti, che lo accompagneranno nei concerti in Sicilia.Nel 2006 con la collaborazione di Gianluca Rando, pubblica il suo primo singolo dal titolo: “Faber”, che riscuote un apprezzabile successo nella provincia di Vibo Valentia, dove inizia a farsi conoscere come cantautore, sarà ospite in diverse manifestazioni regionali e in diverse radio e televisioni calabresi, dove parlerà del suo progetto e della sua idea di libertà che vuole portare avanti attraverso la musica.Nel 2007 inciderà una demo di 10 brani, dove affronta diverse tematiche che riguardano il momento storico italiano, la guerra in Medio-Oriente, la politica italiana, ma anche la vita comune e “normale” di chi subisce questa società che spesso non si ricorda quali siano le verità della vita, ma si impegna a crearne di nuove, per convincere chi non ha il diritto di alzare la voce che tutti abbiamo la stessa importanza sociale, anche se realmente non è così .Questa è la vera missione del cantautore Vibonese: sensibilizzare il mondo verso quello che c’è, ma non si vede.
Nella primavera del 2009 incide un EP dal titolo: ” Sotto lo stesso cielo” realizzato prevalentemente con strumenti acustici, tipici della cultura musicale mediterranea.Ad agosto 2009 partecipa al concorso canoro: ” Una voce per lo Jonio”, che si svolgerà in diverse piazze calabresi con il brano: “Portami via”, sarà ascoltato e apprezzato da Vince Tempra, Enzo Miceli e Marco Rinalduzzi, componenti della giuria. Il brano oltre che a consegnargli il primo posto nella manifestazione di Badolato Marina e il secondo posto in quella a Sant’Andrea Apostolo dello Jonio , riscuote molto successo anche nel pubblico che inizia a seguirlo nelle sue esibizioni costituendo il primo : “Peppe Columbro Fan Club”.A febbraio 2012, si presenta al Festival di Sanremo, nella categoria “giovani” col brano : “Lo chiamavano Peter Pan”, ma non riesce ad arrivare al palcoscenico sanremese , continuerà quindi la produzione dell’album , composto da nove canzoni, suonate da diversi musicisti messinesi: Gilberto Di Gioia alle percussioni, Pippo Mafali al basso, Peppe Russo alla fisarmonica, Gianluca Rando alle chitarre, Marco Modica al violino, Margherita Bertuccelli cantante e corista, Francesco Lo Nobile al sax ed ovviamente il suo maestro Riccardo Wanderlingh, che collaborerà con lui per l’intero progetto come arrangiatore e tecnico del suono.

A gennaio 2013 esce il suo lavoro, pubblicato dalla Smilax Publishing e presentato a Ferrara al teatro Sala Estense il 13 gennaio, in un raduno dei cantautori italiani dove sono presenti : Flaco Biondini, Gli Arangara, Gian Luigi Lago, Alfonso De Pietro, che si esibiranno sul palco dopo di lui. Il disco viene apprezzato dalla critica locale e nazionale, appena rientrato a Messina sarà ospite delle radio cittadine dove comincerà la sua stagione live
,

agosto
1
2013

Alma Tellus -convegno-dibattito-

luglio
13
2013

Estate Rombiolese

giugno
27
2013