maggio
10
2012

Mino Reitano

Beniamino Reitano, noto come Mino (Fiumara, 7 dicembre 1944 – Agrate Brianza, 27 gennaio 2009), è stato un cantautore, compositore e attore italiano.
Artista conosciuto per la sua debordante vitalità e per la simpatica esuberanza delle sue esibizioni, è considerato un’icona della musica nazional-popolare italiana. I temi portanti delle sue canzoni sono l’amore, il Meridione e lo sradicamento dell’emigrante.
Autore delle musiche di quasi tutte le canzoni da lui incise (spesso in collaborazione con il fratello Franco e Mimmo), ha scritto anche brani per altri artisti, di cui il più noto è Una ragione di più per Ornella Vanoni, considerato un evergreen della musica leggera italiana, ed anche canzoni per bambini molto note, come “La sveglia birichina”.
Mino Reitano, fin dalla nascita, è orfano della madre la quale muore a 27 anni nel darlo alla luce. Il padre Rocco (1917 – 1994) invece fa il ferroviere e, nel tempo libero, suona il clarinetto ed è direttore della banda musicale del paese di Fiumara. Nato a Fiumara, piccolo paesino a 20 km da Reggio Calabria, città dalla quale non si è mai staccato, Mino studia per 8 anni al conservatorio di Reggio «Francesco Cilea» suonando il pianoforte, il violino e la tromba.
A dieci anni è ospite della trasmissione televisiva La giostra dei motivi, presentata da Silvio Gigli.
Muove i primi passi della sua carriera musicale dandosi al rock and roll insieme ai suoi fratelli Antonio Reitano, Vincenzo (Gegè) Reitano e Franco Reitano (il nome del complesso varia tra Fratelli Reitano, Franco Reitano & His Brothers, Beniamino e i Fratelli Reitano), e con loro partecipa al Festival di Cassano allo Ionio ed alla Rassegna della musica calabrese; nel 1961 incide il suo primo 45 giri, con le canzoni “Tu sei la luce” e “Non sei un angelo”, che gli procura il primo trafiletto su una rivista nazionale, TV Sorrisi e Canzoni (n° 32 del 6 agosto 1961, pag 36)
Alla fine dello stesso anno si trasferisce in Germania, dove il gruppo è scritturato per una serie di esibizioni, tra cui un club in cui suonano insieme ai Beatles ai loro esordi (Reitano raccontò in seguito in molte occasioni l’episodio, ed il fatto di aver legato in particolare con John Lennon); rimane lontano dall’Italia per un anno e mezzo. Tornato in Italia pubblica nel 1963 il suo secondo 45 giri, Robertina Twist e il terzo, Twist Time, che passano inosservati.
Ottenuto un contratto con la Dischi Ricordi, pubblica nel 1966 La fine di tutto, versione in italiano di It’s over, e l’anno successivo debutta al Festival di Sanremo con una canzone scritta da Mogol e Lucio Battisti, Non prego per me, in coppia con The Hollies, il gruppo di Graham Nash.
In estate partecipa con Quando cerco una donna al Cantagiro 1967. Passa poi alla Ariston Records di Alfredo Rossi e nel 1968 è in hit parade con Avevo un cuore (che ti amava tanto) (pubblicata alla fine dell’anno precedente e con cui torna al Cantagiro) ed Una chitarra cento illusioni, che supera le 500.000 copie vendute ed ottiene quindi il disco d’argento. È grazie al successo di questi brani che acquistò, insieme a papà Rocco ed ai fratelli, un appezzamento di terreno ad Agrate Brianza, dove venne costruito quello che fu definito il “Villaggio Reitano” che dal 1969 ospita le diverse generazioni della famiglia Reitano.
Nel 1969 Reitano ritorna al Festival di Sanremo con Meglio una sera piangere da solo (in coppia con Claudio Villa); nello stesso anno scrive la musica di Una ragione di più, portata al successo da Ornella Vanoni (che ha nuovamente inciso la canzone nel 2008 in duetto con Giusy Ferreri per l’album Più di me), su testo di Franco Califano e della stessa Vanoni, e pubblica l’LP Mino canta Reitano, che contiene tra le canzoni una cover di Prendi fra le mani la testa, successo di Riki Maiocchi scritto sempre da Mogol-Battisti.
Nel 1971 recita anche in uno spaghetti western, Tara Pokì di Amasi Damiani, incidendo anche la canzone principale della colonna sonora, “La leggenda di Tara Poki”.
Non mancano le partecipazioni a show televisivi e la composizione di sigle musicali, tra cui la più nota è Sogno, dal programma Scommettiamo?, condotto da Mike Bongiorno sulla prima rete Rai nel 1976. Nello stesso anno scrive un romanzo intitolato Oh Salvatore!, storia di un emigrante con alcuni spunti autobiografici, pubblicato dalle Edizioni Virgilio di Milano, opera che riscuote un discreto successo di critica e pubblico.
Nel 1977 partecipa al Festivalbar con Innocente tu, abbinata sul lato B alla canzone intitolata Ora c’è Patrizia, dedicata a quella che diventerà sua moglie.
Con i fratelli fonda anche una casa di edizioni musicali, la Fremus (che sta per Fratelli Reitano Edizioni MUSicali), che gestirà il fratello Vincenzo, dando vita anche ad una casa discografica.
Nel 1988 si ripresenta a Sanremo cantando “Italia”, scritta all’inizio per Pavarotti da Umberto Balsamo. Con questa canzone, che esprime in maniera un po’ enfatica l’amore di Reitano per il suo Paese, arriva solo sesto ma il pezzo è particolarmente apprezzato dal pubblico e sarà destinato a diventare un evergreen della musica italiana. Purtroppo questo suo sano ma forse anche ingenuo patriottismo, nato dal suo passato di emigrante, non viene capito da tutti nel mondo dello spettacolo e lo rende oggetto, negli anni seguenti, di un’ironia e di uno sberleffo immeritati e a volte eccessivi, ai quali tuttavia Mino risponde con una straordinaria e genuina carica di simpatia. Sempre al Festival del 1988 vince però come autore la categoria Nuove Proposte con i Future per i quali scrisse Canta con noi.
Nel 2007 gli viene diagnosticato un cancro all’intestino: egli affronta serenamente la malattia anche grazie al conforto della sua profonda fede cattolica. Subirà anche due interventi chirurgici, l’ultimo nel novembre 2008, ma nonostante le cure muore ad Agrate Brianza la sera del 27 gennaio 2009.
Il suo ultimo concerto dal vivo si è svolto la prima domenica di ottobre 2006 a Pescara, città che ha sempre amato moltissimo, ed è stato ripreso in parte dalle telecamere di Rai 3; nel 2007 ha tenuto la sua ultima esibizione dal vivo nel programma televisivo Piazza Grande su Rai 2. La sua ultima apparizione televisiva, ormai segnato dalla malattia, è stata invece quella del 12 febbraio 2008 a La vita in diretta su Rai Uno.
I funerali sono avvenuti il 29 gennaio 2009, nella chiesa di Agrate Brianza. Tra i partecipanti, il conduttore televisivo Mike Bongiorno e i cantanti Little Tony, Gianni Morandi, Massimo Ranieri, Roby Facchinetti e Adriano Celentano. Lo stesso Celentano, in un’intervista dopo i funerali, lo ha ricordato così: «Eravamo amici, la domenica andavo a giocare a pallone da lui».
Dopo solo pochi mesi dalla scomparsa, il 25 ottobre 2009 l’Italia ha emesso un francobollo da € 1,00 dedicato a Mino Reitano facente parte di una serie di tre valori dedicati alla storia della musica italiana. Gli altri due francobolli della serie sono stati dedicati a Luciano Pavarotti (€ 0,65) e Nino Rota (€ 1,50).
Una grande persona che ha contribuito a portare alto il nome della Calabria…..

GRAZIE MINO……..

maggio
4
2012

San Francesco da Paola

Francesco di Paola conosciuto in vita anche come Santo Fratello Ciccio lo Paolano è stato un religioso italiano, proclamato santo da papa Leone X nel 1519. Eremita, è il fondatore dell’Ordine dei Minimi.

È il patrono principale della Calabria, dov’è venerato in innumerevoli santuari e chiese Attualmente, parte delle sue reliquie si trovano presso il Santuario di San Francesco di Paola (Cosenza), meta di pellegrini devoti, provenienti da tutto il mondo.

Francesco da Paola nacque a Paola (Cosenza), il 27 marzo 1416 da Giacomo D’Alessio detto Martolilla e Vienna da Fuscaldo, una coppia di coniugi dalla salda fede cattolica, devoti, in particolare, a San Francesco d’Assisi, all’intercessione del quale, pur trovandosi già in età avanzata, chiesero la grazia di un figlio.

Nato, dunque, il primogenito, fu per loro spontaneo imporgli il nome di Francesco. Al primo si aggiunse, presto, un’altra figlia, Brigida.

Da bambino, Francesco contrasse una forma grave d’infezione ad un occhio, tanto che i genitori si rivolsero nuovamente in preghiera al “poverello d’Assisi”, promettendogli, in caso di guarigione, che il piccolo avrebbe indossato per un anno intero (il cosiddetto famulato) l’abitino dell’ordine francescano. Il decorso della malattia fu rapido.

Fin da piccolo, Francesco fu particolarmente attratto dalla pratica religiosa, denotando umiltà e docilità all’obbedienza.

All’età di tredici anni narrò della visione di un frate francescano che gli ricordava il voto fatto dai genitori.

Accolto nel convento francescano di San Marco Argentano (Cosenza), vi rimase per un anno, adempiendo alla promessa dei genitori.

L’anno di famulato evidenziò le attitudini mistiche del giovane, compresi quei fenomeni soprannaturali che accompagneranno tutta la sua biografia, aumentandone la fama in vita ed il culto dopo la morte. Durante quest’anno di dedizione al convento, il piccolo Francesco si adoperò nell’osservanza regolare e nello sbrigare le mansioni umili della casa come la pulizia dei pavimenti, la cucina, il servizio della mensa e la questua, e praticava già molti digiuni e astinenze.

Concluso l’anno, i frati di San Marco Argentano avrebbero voluto trattenerlo, ma Francesco conservava il desiderio di conoscere anche altre modalità di vita consacrata prima di fare la sua scelta.

Nel 1430 svolse, con la famiglia, un lungo pellegrinaggio avendo come mèta principale Assisi.
Rientrato a Paola, iniziò un periodo di vita eremitica, utilizzando un luogo impervio compreso nelle proprietà della famiglia e suscitando lo stupore dei paolani. Nel 1435, altri si associarono a questa esperienza, riconoscendolo come guida spirituale. Con i suoi, costruì una cappella e tre dormitori, dando, di fatto, inizio all’esperienza, tuttora in corso, dell’Ordine dei Minimi. Alle prime adesioni, se ne aggiunsero molte altre, tanto che il 31 agosto 1452 il nuovo arcivescovo di Cosenza, monsignor Pirro Caracciolo, concesse l’approvazione diocesana, atto che comportava la facoltà di istituire un oratorio, un monastero ed una chiesa.

E proprio l’edificazione del nuovo monastero fu l’occasione che i concittadini di Francesco utilizzarono per attestargli la loro profonda stima: persino i nobili paolani fecero da operai per affrettarne la costruzione.
Francesco adempì la missione della diffusione della vita cristiana.

Fra i fenomeni soprannaturali attribuiti a Francesco vi è quello della guarigione di un ragazzo affetto da un’incurabile piaga ad un braccio, sanata con delle banali erbe comuni; lo sgorgare miracoloso dell’acqua della “Cucchiarella”, che Francesco fece scaturire colpendo con il bastone una roccia presso il convento di Paola e che ancora è meta di pellegrinaggi; le pietre del miracolo che restarono in bilico mentre minacciavano di cadere sul convento (”Fermatevi, per carità”).

Ma il “miracolo” più famoso è certamente quello noto come l’attraversamento dello Stretto di Messina sul suo mantello steso, dopo che il barcaiolo Pietro Coloso si era rifiutato di traghettare gratuitamente lui ed alcuni seguaci, che ha contribuito a determinarne la “nomina” a patrono della gente di mare d’Italia.

Altro “carisma” attribuito al santo eremita fu la profezia, come quando previde che la città di Otranto sarebbe caduta in mano ai turchi nel 1480 e riconquistata dal re di Napoli.
La notizia delle sue doti di santità e taumaturgia raggiunse anche la Francia, tramite i mercanti napoletani, arrivando al re Luigi XI il quale, ammalatosi gravemente, lo mandò a chiamare chiedendogli di visitarlo. Ci vollero alcuni mesi però per convincere Francesco a lasciare la sua terra per attraversare le Alpi, e ad abbandonare il suo stile di vita austero, per passare a vivere in un palazzo reale.

Il 2 febbraio 1483, partendo da Paterno Calabro, Francesco lasciò la Calabria alla volta della Francia.
Al suo arrivo presso la corte, nel Castello di Plessis-lez-Tours, Luigi XI gli si inginocchiò. Egli non lo guarì dal male ma l’azione di Francesco portò ad un miglioramento dei rapporti tra la Francia e il Papa.

Francesco visse in Francia circa venticinque anni e seppe farsi apprezzare dal popolo
Nel 1498, alla morte di Carlo VIII, ascese al trono Luigi XII che, benché Francesco chiedesse di tornare in Italia, non lo concesse.
Dopo aver trascorso gli ultimi anni in serena solitudine, morì in Francia a Plessis-les-Tours il 2 aprile 1507. Approssimandosi la sua fine, chiamò a sé i suoi confratelli sul letto di morte, esortandoli alla carità vicendevole e al mantenimento dell’austerità nella regola. Provvide alla nomina del vicario generale ed infine, dopo avere ricevuto i sacramenti, si fece leggere la Passione secondo Giovanni mentre la sua anima spirava.

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aprile
29
2012

Rino Gaetano

« C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo! Non ci riusciranno! Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni! Che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno cosa voglio dire questa sera! Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale! E si chiederanno cosa succedeva sulla spiaggia di Capocotta. »
(Rino Gaetano in un concerto prima di cantare Nuntereggae più nel 1979.)
Rino Gaetano, pseudonimo di Salvatore Antonio Gaetano (Crotone, 29ottobre 1950 – Roma, 2 giugno 1981), è stato un cantautore italiano.
Nato a Crotone, in Calabria da una famiglia originaria di Cutro, Rino Gaetano si trasferisce a Roma all’età di dieci anni, per motivi legati al lavoro dei suoi genitori. Per problemi familiari (il padre soffriva di cuore) nel 1962 Rino venne mandato a studiare in una scuola Apostolica a Narni, in provincia di Terni. Torna nella città capitolina dove vivrà per tutto il resto della sua vita.
Giovanissimo, insieme a un gruppo di amici crea il quartetto dei Krunx, Rino cantava, suonava la chitarra solista e componeva le prime canzoni: in particolare l’originale sigla del complesso “up, up, the Krunx”. Il gruppo eseguiva cover dei Beatles e dei Rolling Stones, spesso in un inglese maccheronico. Importantissima fu l’amicizia con Marcello Casco che con la sua grande esperienza e i suoi consigli lo indirizzò.
Tra l’altro lo introdusse al Puff, il cabaret di Lando Fiorini.
Lì si alternavano Francesco De Gregori che cantava “Roma capitale”, Antonello Venditti che suonava il piano e cantava le sue prime canzoni, e mille altri. Rino musicava qualche testo di Tommy Tedone, scriveva le prime canzoni, cercava contatti con i discografici. Assieme ad uno dei suoi amici più cari, Antonio Salezzari, che per primo credette in lui, si recava alla RCA, poco fuori Roma sulla via Nomentana, dove capitava di intravedere l’inarrivabile Principe (Maurizio Vandelli leader dell’Equipe 84), Gianni Morandi o Ennio Morricone, ma i tempi non erano ancora maturi.
Durante un viaggio a Milano, si propose alla casa discografica Blue Bell; li incontrò Fabrizio De Andrè che lo colpì molto per la sua disponibilità umana. Prima che Rino si esibisse, Fabrizio gli accordò con grande maestria ed estrema facilità la chitarra. Durante il viaggio di ritorno da Milano a Roma in treno, i due amici composero una canzone dedicata ai fatti dei frati di Cassino, accusati di contrabbando di sigarette. Fu l’inizio dell’ironia che permeerà le canzoni di Rino: in essa si sosteneva che i frati giustificassero la loro attività con argomenti religiosi legati al parallelo tra le preghiere e il fumo delle sigarette: entrambi salivano in cielo “così invece di pregare puoi benissimo fumare” concludeva il sermone dell’immaginario fra’ Leone. I due amici si esibirono pure in un locale situato nelle vicinanze del Vaticano che si chiamava Blow up.
Dopo le prime esibizioni al Folkstudio, viene scoperto da Vincenzo Micocci, e il debutto discografico avviene nel 1973: con lo pseudonimo di Kammamuri’s, pubblica per la It il 45 giri I Love You Marianna che potrebbe far pensare alla marijuana ma in realtà qui Rino, pur giocando sul doppio senso, si riferisce all’affetto che lo lega alla nonna Marianna, con la quale giocava da bambino. Nel 1974 pubblica il suo primo album, Ingresso libero, che non ottiene tuttavia particolari riscontri di vendita né di critica,
Il successo arriva l’anno dopo con il 45 giri Ma il cielo è sempre più blu.
Nel 1978 Rino Gaetano partecipa al Festival di Sanremo con la canzone Gianna, piazzandosi al terzo posto, alle spalle dei Matia Bazar e di Anna Oxa, un brano che, grazie anche al trampolino di Sanremo, ottiene un grande successo e rimane per quattro mesi in classifica, vendendo oltre 600 mila copie.
Nello stesso anno conduce un programma radiofonico, intitolato Canzone d’Autore, Artista estremamente poliedrico, nel 1981 recita nel Pinocchio di Carmelo Bene a Roma nel ruolo della volpe.
La carriera e la vita di Rino Gaetano si interrompono tragicamente il 2 giugno 1981 all’età di trent’anni, in un incidente stradale che avviene a Roma, sulla via Nomentana, nei pressi del quartiere Trieste.

Già pochi giorni prima della tragedia, assieme all’amico Bruno Franceschelli, Rino venne coinvolto in un altro incidente automobilistico, dal quale uscì miracolosamente illeso; la sua auto, una Volvo 343, venne completamente distrutta e lui ne acquista subito un’altra uguale, di colore grigio metallizzato. Il secondo incidente invece si rivela fatale: la vettura finisce sulla corsia opposta e si schianta contro un camion, un Fiat 650D. Pur prontamente soccorso ma in fin di vita, il cantante viene rifiutato da ben cinque ospedali, una circostanza sorprendentemente simile a quella narrata in uno dei suoi primi testi, La ballata di Renzo, eseguita dal cantautore durante le sue prime esibizioni al Folkstudio. Muore per la gravità delle ferite riportate, per giunta a pochi giorni di distanza dalla data fissata per il suo matrimonio con la compagna, Amelia Conte, che aveva conosciuto prima ancora della sua carriera musicale. Inizialmente venne sepolto nel piccolo cimitero di Mentana fino al 17 ottobre quando è trasferito al cimitero del Verano, dove la sua salma si trova tuttora.


« …Quando Renzo morì io ero al bar
la strada era buia si andò al San Camillo e lì non l’accettarono forse per l’orario si pregò tutti i Santi ma s’andò al San Giovanni
e li non lo vollero per lo sciopero.… »
(da La ballata di Renzo, 1971 – Rino Gaetano)

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aprile
25
2012

Festa della Liberazione

aprile
20
2012

Otello Ermanno Profazio

Otello Ermanno Profazio (Rende, 26 dicembre 1934) è un cantautore italiano nonché cantastorie dialettale calabrese di genere folk. È considerato uno dei cantanti dialettali più importanti del meridione. Insignito del disco d’oro per aver venduto oltre un milione di copie dell’album Qua si campa d’aria, unico cantante del genere folclorico a raggiungere questo traguardo.

In oltre 40 anni di attività e di ricerca ha scritto, scovato e riscritto innumerevoli canti e documenti canori che ha catalogato per temi e che costituiscono il suo archivio personale.
Tutte le sue canzoni, anche quelle che al primo ascolto potrebbero sembrare “allegre”, “leggere”, o “scandalose”, sono canti di protesta, di lotta “poetica”, di analisi critica della realtà sociale, espressi con l’uso della satira, arma molto pericolosa nelle sue mani, contro i potenti, quelli “che avrebbero dovuto fare” per il Sud e “non hanno fatto”!

Vale la pena ricordare almeno “Qua si campa d’aria”, il cui omonimo lp gli ha ottenuto il disco d’oro per aver venduto più di un milione di copie, primato mai raggiunto per un’opera cantastoriale; in questa canzone, i versi, macigni scagliati contro i potenti, costituiscono un alto contributo civile  alle “Questioni meridionali! Otello non vuole cambiare il mondo con le sue opere (non potrebbe!): il suo unico intento è di riuscire a far riflettere chi ascolta; indurre  ad una presa di coscienza e quindi ad una scelta di campo, senza ipocrisia o interessi privati.

Vincitore del premio Pitrè, il più alto riconoscimento culturale siciliano, Profazio dedica gran parte dell’anno all’attività concertistica in Italia e all’estero, Brasile, Stati Uniti, Canada, Australia, Svizzera, Germania, etc., dove è molto conosciuto, apprezzato e richiesto.

Otello Profazio, memoria storica ed enciclopedia vivente dell’etnoantropologia musicale del Sud, è considerato, anche dai suoi colleghi, il “Principe dei cantastorie”.

Fin da giovane ha sentito prorompente il bisogno, diventato poi necessità, impegno civile, di raccogliere e divulgare il patrimonio etnomusicale del Sud; di tutto il Sud e non solamente della Calabria (dove è nato) o della Sicilia (di cui è considerato, a ragione, degno rappresentante), ma della Basilicata, Lucania, etc. dove è molto conosciuto, apprezzato e richiesto.

aprile
15
2012

PERNOCARI

Le prime notizie che si hanno risalgono alla seconda metà del 1500 (1570 circa) e sono dovute al Parroco Gabriele Barrio, di Francica. Il suo libro “Antichità e luoghi della Calabria ” non è altro che una specie di dizionario dei luoghi esistenti in quel periodo in Calabria. Dei luoghi descritti è curata l’origine storica, i significati dei nomi e l’aspetto economico e produttivo.

Pernocari vista dallalto

Pernocari vista dall'alto

Per quanto riguarda il nostro territorio lo scrittore dice testualmente “all’interno c’è la cittadella di Mesiano con giorni di mercato che si celebrano ogni anno. L’agro di Mesiano è fecondo di grano e altri cereali; si produce abbondanza di ottimo olio, nasce nel territorio il croco selvatico. E vi sono i villaggi di Presinaco, dal piccolo spazio verde delle erbe , Pernocario, da una specie di aquila, pernos, e di nuovo Pernocario, Orcillado, da orcillo …… ecc. ecc.”.

I giorni di mercato citati dallo scrittore non sono altro che le “fiere dei pioppi” (anticamente fiere di San Giovanni) le quali esistevano già nel 1500 e venivano celebrate il 21 giugno e il 14 luglio di ogni anno.

Pernocario viene citato due volte dallo scrittore perché i paesi erano due: Pernocari e Pernocarello.

Alla seconda metà del 1500 (1586) risale la costruzione del Convento dei Cappuccini (sito tra Pernocari e Rombiolo)che si dice essere stato costruito con l’obolo dei paesi circonvicini tra cui Pernocari e Pernocarello.

All’anno 1652 risale la soppressione del convento di Sant’Agostino, sito tra Pernocari e Presinaci. Il convento è citato nei vari documenti come convento di Pernocari (Fiore), Pernocarello (G. Valente) e a volte anche di Mesiano.

Il terremoto del 5 febbraio 1783 segnò nella storia della Calabria intera, un momento assai drammatico in quanto sconvolse il territorio, la vita, l’economia e l’assetto organizzativo dei vari centri abitati. Prima del terremoto Pernocari e Pernocarello erano due paeselli indipendenti, organizzati in modo autonomo, con due chiese: la parrocchiale a Pernocarello e una cappella dedicata a S. Sebastiano a Pernocari. Le due chiese venivano servite da un solo parroco che aveva la sua dimora in Pernocarello. Il tragico evento del terremoto distrusse le due chiese e buona parte dei due centri abitati per cui s’impose un immediato intervento per dare un tetto alle famiglie rimaste senza. La gravità del disastro, il maggiore numero di abitanti di Pernocari (173) rispetto a quello di Pernocarello (43), il sito pianeggiante del terreno, nonché la necessità impellente della riorganizzazione dei due paesi hanno fatto sì che sorgessero delle baracche ed una chiesa baracca dal lato di Pernocari piuttosto che da quello di Pernocarello. Questa situazione creò non poche tensioni fra gli abitanti dei due paesi che sfociò più volte in risse e litigi, specialmente durante le manifestazioni religiose. Era l’inizio della fusione dei due paesi.

Alla fine del 1700, Pernocari contava 258 abitanti.

Durante il periodo della dominazione francese, con Legge n. 14 del 19.01.1807 (Legge per la circoscrizione dei governi del regno) troviamo Pernocari assegnato al governo di Tropea.

Con Decreto n. 922 (Parigi, 4 maggio 1811) il Regno di Napoli viene suddiviso in 14 province, con distretti e circondari. Con questa nuova riorganizzazione amministrativa troviamo Pernocari assegnato alla provincia di Calabria Ultra con Capitale Monteleone, distretto di Monteleone, circondario di Mileto.

Le disposizioni dell’Editto di Saint Cloud (12 giugno 1804) che imponevano la costruzione dei cimiteri vennero estese all’Italia meridionale con Decreto del 5 settembre 1806. Bisognerà aspettare il mese di gennaio del 1875 perché il municipio di Rombiolo destinasse mq. 2585 di terreno a tale scopo. Fino a tale periodo i morti venivano seppelliti nelle chiese o nelle immediate vicinanze di esse. A Pernocari durante l’esecuzione degli scavi per la realizzazione dell’acquedotto e delle fognature sono state rinvenute delle sepolture comuni in prossimità del Calvario, dal lato dell’ingresso alle scuole elementari.

Nei primi anni del 1900,vennero venduti parecchi appezzamenti di terreno, in località “Contura” a Pernocari, da parte di una famiglia di Tropea proprietaria dell’intera zona. Per dare accesso a tutti i terreni venduti, venne tracciata da parte dei venditori una nuova strada (l’odierna via A. Diaz) destinata a diventare una delle principali vie del paese.

Prima di tale periodo si suppone che Pernocari fosse circoscritto alla zona che si estende a monte della chiesa e al ” Vicariato” con qualche casa lungo le attuali vie S. Pellico e Monte Poro.

Sulle origini di Pernocari si sa poco. E’ certo che sia nel periodo greco che in quello romano, il nostro circondario era parecchio apprezzato per la fertilità del terreno, l’abbondanza d’acqua e la bontà dei prodotti.

I romani nel primo secolo avanti Cristo, per portare l’acqua a Vibo Valentia, realizzarono un acquedotto che partiva da Bandino o dalla fontana di Pernocari (o da entrambe le sorgenti). Da qui l’acqua scorreva in parte all’esterno sulle arcate (tipiche degli acquedotti romani) e in parte sotto terra in tubi di laterizio, per sfociare a Vibo Valentia, in prossimità dell’attuale Piazza Municipio. Lungo tale percorso sono stati rinvenuti mattoni e tubi con il bollo del Console Laronio (trattasi di Quinto Laronio, soprannominato Lucio, che i fasti consolari segnano nelle calende di ottobre,anno 721 di Roma).

Durante l’ammodernamento della fontana di Pernocari, scavando nella scarpata, è stato rinvenuto un tratto di galleria risalente, con molta probabilità, al periodo romano.

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aprile
8
2012

Buona Pasqua

OGGI IL CRISTO HA VINTO LA MORTE.


Victimae paschali laudes

Alla vittima pasquale s’innalzi oggi il sacrificio di lode,
l’Agnello ha redento il suo gregge,
l’ Innocente ha riconciliato noi peccatori col Padre.
Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello:
il Signore della vita era morto, ma ora, vivo, trionfa.
Raccontaci, Maria, che hai visto sulla via?
La tomba del Cristo vivente, la gloria del Signore risorto;
e gli angeli suoi testimoni, il sudario e le sue vesti;
Cristo mia speranza è risorto e vi precede in Galilea.
Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto. Tu, Re vittorioso, abbi pietà di noi.
Amen. Alleluia.

La redazione e tutti i collaboratori di www.pernocari.org
augurano a tutti voi


Vi aspettiamo per la tradizionale AFFRUNTATA pomerigio di Pasqua alle 16:00

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aprile
2
2012

La settimana Santa

La Pasqua è la festa più ricca di tradizioni religiose. La parola “Pasqua”, proviene dalla parola ebraica «Pesach» che vuol dire passaggio. I cristiani, cattolici ed ortodossi, festeggiano la Pasqua in ricordo della resurrezione del Salvatore ed ilpassaggio dalla morte alla vita.La Pasqua non si festeggia in un determinato giorno dell’anno. La data è determinata ogni anno, in base al plenilunio dell’equinozio primaverile, e cioè la prima domenica dopo questo plenilunio. Numerosissime usanze e tradizioni rivivono durante la Settimana Santa, in tante regioni d’Italia e del mondo. A Pasqua l’Italia “mette in scena” oltre tremila rappresentazioni viventi. Da Nord a Sud è un susseguirsi di processioni, riti religiosi, feste popolari, spettacoli sacri, tradizioni folcloristiche.

Durante tutta la Settimana Santa interi paesi scendono in piazza per celebrare il dramma sacro delle Passione e della Resurrezione del Cristo.

A Pernocari le manifestazioni religiose hanno inizio la Domenica delle Palme, dopo la solenne celebrazione Eucaristica che ricorda l’entrata trionfante di Gesù a Gerusalemme ha inizio l’esposizione del Santissimo Sacramento per le “Quarant’ore,

dove i confratelli della Confraternita sotto il titolo della Madonna del Rosario e Anime Sante del Purgatorio di Pernocari si alternano di ora in ora per la cosidetta “ora santa” fino a martedì Santo.

Mercoledì Santo viene celebrata la tradizionale “Missa i l’omani” o precetto per gli uomini nella quale il parroco incontra tutti gli uomini e i capi famiglia del paese.


Il Giovedì Santo viene celebrata la Messa in Coena Domini (o Messa della Cena del Signore), che inaugura il Triduo Pasquale. In essa si ricorda l’Ultima Cena del Signore con i suoi discepoli, nella quale, secondo la dottrina cattolica, Gesù istituì i Sacramenti dell’Eucaristia e del Sacerdozio, e consegnò ai discepoli il Comandamento dell’Amore (”Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”, Gv 13,34), dopo aver lavato loro i piedi. In memoria di quest’ultimo gesto, la liturgia prevede il rito della Lavanda dei piedi. Per questo rito i 12 Apostoli vengono sorteggiati fra i capi famiglia del paese nella celebrazione di Domenica delle Palme. Alla fine della celebrazione Eucaristica viene spogliato l’Altare e comincia una processione Eucaristica fino al luogo della reposizione del Santissimo Sacramento. Quindi l’assemblea si scioglie in silenzio, senza benedizione o segno di croce, da quel momento si prolunga l’adorazione per tutta la notte, fino al giorno seguente.

Troccula

Troccula

Il Venerdì Santo i cristiani commemorano la Passione e laCrocifissione di Gesù Cristo nel primo pomeriggio viene celebrata l’adorazione della Croce la cosidetta ” Missa a storta”.Per le vie del paese si sente il caratteristico suono della “TROCCULA” tipico strumento che sostituisce il suono delle campane. La sera si svolge la tradizionale predica di Passione o“CHIAMATA DA ‘NDOLORATA” nella quale si ripercorre la passione di Gesù suggestivo ed emozionante è il momento in cui il “PREDICATURI” chiama Maria per consegnarle Gesù Crocefisso.Subito dopo

si procede con una processione fino al vicino Convento dei Cappuccini di Rombiolo, portando in processione le statue del Cristo morto seguito da Maria Addolorata e San Giovanni per rappresentare la reposizione di Gesù nel sepolcro.

Il Sabato Santo è il giorno del silenzio per la Chiesa cattolica, durante il quale i suoi fedeli attendono l’annuncio della Risurrezione.


Domenica di Pasqua giorno di festa per la Resurrezione di Gesù la mattina si celebra la messa solenne con fraterno scambio di auguri per una felice Pasqua.
Nel pomeriggio a cura della confraternita Madonna del Rosario e Anime Sante del Purgatorio di Pernocari si svoge la tradizionale “AFFRUNTATA” (incontro in calabrese) La manifestazione si svolge lungo la strada e il piazzale antistante la chiesa dove tre statue (raffiguranti Maria Addolorata, Cristo Risorto e San Giovanni vengono portate a spalla, da quattro portatori per statua iscritti regolarmente nei registri della confraternita, e simboleggia l’incontro di Cristo con la Madre Addolorata. San Giovanni fa la spola tra le altre due statue, con passo sempre più veloce, come messaggero della Resurrezione di Cristo. All’ultimo passaggio in una palpitante ansia emotiva le tre statue si lanciano in una folle corsa quasi a scontrarsi arrivando al centro perfettamente allineati Gesù san Giovanni da una parte e L’Addolorata dall’altra. All’incontro il velo nero del lutto di Maria cade, la cosiddetta “sbilazioni”, lasciando visibile un vestito di festa. Le statue vengono lasciate ai primi fedeli accorsi per una breve processione mentre i confratelli si scambiano abbracci fraterni per la buona riuscita della manifestazione.

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aprile
2
2012

Domenica delle Palme

Nel calendario liturgico cattolico la Domenica delle Palme è celebrata la Domenica precedente alla festività della Pasqua, con essa ha inizio la settimana santa.

In questo giorno la Chiesa ricorda il trionfale ingresso di Gesù a Gerusalemme in sella ad un asino, osannato dalla folla che lo salutava agitando rami di palma. La folla, radunata per l’arrivo di Gesù, stese a terra i mantelli, mentre altri tagliavano rami dagli alberi di ulivo e di palma, e agitandoli festosamente gli rendevano onore.

Generalmente i fedeli portano a casa i rametti di ulivo e di palma benedetti, per conservarli quali simbolo di pace, scambiandone parte con parenti ed amici. In alcune regioni, si usa che il capofamiglia utilizzi un rametto, intinto nell’acqua benedetta durante la veglia pasquale, per benedire la tavola imbandita nel giorno di Pasqua.


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marzo
27
2012